Il pendolo errante di Itzhak Bentov

Libri
"Stalking the Wild Pendulum: On the Mechanics of Consciousness" di Itzhak Bentov (in italiano tradotto come "Il pendolo errante" o talvolta "A caccia del pendolo selvaggio") è un classico del 1977 sulla meccanica della coscienza, e un libro davvero affascinante. L'autore era un ingegnere biomedico israeliano, inventore e meditatore, morto prematuramente nel 1979 in un incidente aereo. Combinava una mente brillante per meccanismi e strutture con un interesse permanente per la meditazione, riuscendo a descrivere la fisica quantistica e gli stati avanzati di consapevolezza superiore in modi facilmente comprensibili. Simon & Schuster Le tesi principali del libro sono rivoluzionarie per l'epoca (e restano provocatorie ancora oggi). Bentov mostra che i nostri corpi rispecchiano l'universo fino al funzionamento di ogni cellula; che siamo esseri pulsanti in un universo vibrante, in costante moto tra il finito e l'infinito; che l'universo e tutta la materia sono coscienza in fase di sviluppo; che i nostri cervelli sono amplificatori di pensiero, non la sorgente del pensiero; e che l'universo è un ologramma — così come il cervello, un ologramma che interpreta un universo olografico. La struttura parte da concetti molto concreti — suono, onde, vibrazioni, onde stazionarie — per costruire gradualmente un modello cosmologico in cui tutto è interconnesso attraverso la vibrazione e la risonanza. Bentov usa il pendolo come metafora centrale: nei punti di quiete di un pendolo (quando inverte la direzione) si raggiunge teoricamente una velocità infinita, e in quei momenti di "riposo" la coscienza può accedere a dimensioni superiori di realtà. L'ultimo capitolo tratta casi di studio sulla sindrome della Kundalini Goodreads, collegando la meditazione profonda a effetti fisiologici misurabili sull'aorta e sul sistema nervoso — un territorio che Bentov esplorava anche come ingegnere biomedico. Il tono del libro è sorprendentemente leggero e pieno di umorismo, con illustrazioni e disegnini dell'autore stesso. Bentov non era uno scienziato formalmente addestrato, e rende il libro facile da capire per il lettore comune. È un testo che si collega molto bene sia a Faggin (la coscienza come fondamento della realtà, non come suo sottoprodotto), sia alle mie riflessioni sul rapporto tra coscienza e materia. In un certo senso Bentov anticipava di 45 anni molte delle idee che Faggin sta formalizzando con Nousym.

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